Go to content Go to menu

Glenn Cooper - La biblioteca dei morti

Sabato, 10 Dicembre, 2011

bibliotecamorti.jpg

Trama: Sono giĂ  sei le persone cui è accaduto: hanno ricevuto una cartolina anonima, con soltanto una data. E, in quello stesso giorno, sono morti. Sempre in maniera diversa e imprevedibile: colpiti da un malore, coinvolti in una sparatoria, investiti… Tutto fa pensare che ci sia un pericoloso omicida in circolazione a New York. Ma Will Piper, l’agente dell’FBI incaricato delle indagini, scoprirĂ  che quei “delitti” sono collegati a un segreto gelosamente custodito da secoli: la Biblioteca dei Morti…

Editore: TEA
Collana: I Grandi
Data uscita: 16/06/2010
Pagine: 430, brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788850222452

skype.jpg

Ironia della sorte, verrebbe da dire: Skype, il servizio mondiale di chat e telefonia via Web appena acquistato dalla Microsoft per la cifra record di 8 miliardi e mezzo di dollari 1, smette di funzionare. Rispettando la tradizione, o il pregiudizio che dir si voglia, dell’inaffidabilitĂ  dei sistemi operativi Windows. Questa volta però il danno è globale, di qui l’allarme, anche se non riguarda tutti gli oltre 600 milioni utenti registrati.

Al momento si sa poco sulle cause che hanno mandato in crash il servizio, il secondo in pochi mesi dopo quello di mercoledì 22 dicembre, se non che parecchie persone sparse a macchia di leopardo stanno avendo problemi nella procedura di login. Solo le applicazioni per Android, il sistema operativo per smartphone made in Google e quella per iPhone sembrano esser rimaste immuni. “Stiamo investigando”, ha comunicato l’azienda. “E speriamo di avere maggiori dettagli da comunicare a breve”.

I maggiori dettagli sono arrivati in effetti subito dopo sul sito di Skype 2. Con tanto di soluzione per eliminare il problema, ovvero il file che crea il problema: shared.xml. Se state avendo anche voi problemi nell’usarlo, seguite quindi le istruzioni in inglese o quelle in italiano che trovare qui di seguito:

Windows Vista e Windows 7
1. Chiudere Skype.
a. Fare clic destro sull’icona di Skype nella barra di sistema (in basso a destra nello schermo)
b. Scegli Esci.
2. Assicurarsi che “Visualizza cartelle e file nascosti” sia attivo.
a. Fare clic su Start, Esegui e premere Invio.
b. Digitare “control folders” e fare clic su OK (dovrebbe aprire il sottoprogramma Opzioni cartella del Pannello di controllo).
c. Selezionare la scheda Visualizza
3. Individuare il file shared. xml.
a. Fare clic su Start, Esegui e premere Invio.
b. Digitare % appdata%Skype e fare clic su OK.
c. Eliminare il file shared. xml.
4. Riavviare Skype. Il file shared. xml verrĂ  ricreato.

Windows XP
1. Chiudere Skype.
a. Fare clic destro sull’icona di Skype nella barra di sistema (in basso a destra dello schermo)
b. Scegli Esci.
2. Assicurarsi che “Visualizza cartelle e file nascosti” sia attivo.
a. Fare clic su Start e poi Esegui …
b. Digitare “control folders” e fare clic su OK (dovrebbe aprire il sottoprogramma Opzioni cartella del Pannello di controllo).
c. Selezionare la scheda Visualizza e garantire un accesso rilevante è abilitato.
3. Individuare il file shared. xml.
a. Fare clic su Start e poi Esegui …
b. Digitare %appdata% Skype e fare clic su OK.
c. Eliminare il file shared. xml.
4. Riavvia Skype. Il file shared. xml verrĂ  ricreato.

Mac
1. Uscire da Skype.
2. Vai alla cartella ~ / Library / Application Support / Skype /
3. Eliminare il shared. xml file (verrĂ  ricreata una volta che si apre di nuovo Skype, questo va bene).
4. Skype Start.

Linux
1 Cancellare il file: ~/. Skype/shared.xml

Source: di JAIME D’ALESSANDRO - http://www.repubblica.it/

diaspora.png

Il mondo virtuale di Internet rispecchia in pieno ogni pregio e difetto del mondo reale.
Al giorno d’ oggi il Web permette di svolgere quasi ogni attività, dalla compravendita di prodotti alla condivisione di filmati e documenti, oppure può offrire luogo di incontro tra utenti di diverse realtà, permettendo scambio reciproco e diffusione di notizie.

Per questi ed altri motivi possiamo considerare il Web una vera innovazione sociale oltre che tecnologica, che se sfruttata al meglio può davvero diventare strumento utile per lo sviluppo sociale. Tuttavia, così come nel mondo fisico, dove vi è la possibilità di rivolgersi ad un vasto e vario pubblico la macchina dell’ economia non perde l’ occasione di scendere in piazza, rendendo così anche la rete soggetta alle dure leggi del capitalismo e del business.
Ed è così che sono venute a sorgere le prime discussioni in merito di diritti d’ autore, software proprietario, e tutte quelle pratiche giuridiche-economiche in ambito informatico nate per scopi lucrativi e che finiscono per danneggiare la macchina culturale che è Internet.
A dimostrazione di ciò basti pensare al recente acquisto di Skype da parte della Microsoft Corporation, che molti pensano potrebbe portare all’ estinzione della versione Linux del famoso software per la comunicazione VOIP.
Di soluzioni a questi problemi ne conosciamo tante, come appunto il sistema operativo Linux gratuito e open source o i nuovi progetti in termini di copyleft e libertà digitali; ma ciò che forse ancora sconosciute ai più e poco divulgate sono le problematiche recenti nate nel mondo dei Social Network.

Facebook è secondo le stime il secondo sito più visitato al mondo dopo Google e può vantare la bellezza di 500 milioni di utenti iscritti (se fosse un Paese sarebbe il terzo per popolazione dopo India e Cina).
Come ben sappiamo la famosa azienda fondata da Mark Zuckerberg offre un servizio di iscrizione gratuita e la possibilità di gestire un profilo con foto, video e fattorie di animali senza spendere neanche un soldo; la domanda quindi sorge spontanea: come fa Facebook a finanziare gli enormi costi dovuti innanzitutto alla manuntenzione dei galattici server contenenti quasi 3 miliardi di foto e a pagare tanti impiegati quanti la metà della popolazione italiana, considerando che il fatturato registrato l’ anno scorso è stato di ben 1.1 miliardi di dollari?
Secondo recenti ricerche la risposta sta in un accordo stipulato tra il colosso informatico e le aziende di marketing, alle quali vengono venduti i nostri dati personali e altre informazioni su di noi per utilizzarli nella creazione di campagne pubblicitarie a seconda del target.
Pochi sanno infatti, che secondo i termini del contratto di iscrizione al servizio, all’ accettarlo l’ utente da a Facebook l’ esclusiva proprietà di tutte le informazioni e le immagini che vengono pubblicate; inoltre Facebook viene autorizzato non solo all’ uso ma anche al trasferimento a terzi dei nostri dati sensibili; e dato che il 90% della popolazione al momento di un iscrizione online non legge il contratto, Facebook può vendere questi dati senza altro nostro consenso.
Oltre ai dati personali inoltre, più volte è stato riscontrato che alcune applicazioni quali sondaggi o simili sono create dalle stesse aziende allo scopo di ottenere l’ informazione da loro richiesta. Ovviamente la maggior parte delle volte Facebook ha ribadito che non era a conoscenza del fatto, scaricando la colpa sulle aziende.
Da notare è anche il fatto che una volta iscritti non abbiamo modo di re-impadronirci dei nostri dati, nemmeno con la cancellazione dell’ account, perchè questo non permette l’ eliminazione totale dei dati, che rimarranno immagazzinati per sempre sui server di Facebook fin quando essi lo riterranno necessario.

Per far fronte a questi problemi è nato Diaspora, un nuovo social network ideato da studenti della New York University, il cui obiettivo è creare un sistema decentrato e sucuro, contribuendo a proteggere la privacy degli utenti e con un software libero e open source.
L’ innovazione di Diaspora sta proprio nel suo funzionamento, infatti ogni conputer su cui Diaspora sarà installato diventerà un “pod” indipendente, e il nostro profilo con le nostre informazioni personali rimarranno sulla nostra macchina senza venir divulgate ad altri senza il nostro consenso.
Inoltre se vogliamo o se non abbiamo la possibilità di creare un server nostro potremo fare affidamento a server terzi di nostra “fiducia” su cui installare i nostri profili.
Ora però Diaspora è ancora in fase di test, perciò non disponibile a tutti gli utenti; almeno fino a quando questa fase si condluderà e allora sarà disponibile a tutti.

In Italia alcuni ragazzi dell’ università di Pisa stanno contribuendo a questo progetto, per esempio nell’ implementazione di servizio VOIP sul social network (tra l’ altro non presente neanche su Facebook). Inoltre per chi volesse provare questa fase alfa di Diaspora può farlo registrandosi a http://diaspora.eigenlab.org.

Contribuire a questi progetti (con la semplice iscrizione o partecipando attivamente) significa sostenere quello sviluppo sociale e tecnologico che è lontano dai riflettori della moda e del business, ma nel quale non essendo sottoposti alle politiche di mercato si può lavorare per il semplice scopo che è la ricerca di conoscenza dedita al progresso scientifico, morale ed umano.

non-mi-piace.jpg

Dopo il video sulla morte di Bin Laden, un’altra minaccia incombe sugli utenti di Facebook: si tratta di un messaggio che promette l’attivazione del pulsante “Non mi piace”. In realtĂ  però, la finta attivazione nasconde l’installazione non richiesta di Virotrex, un programma malevolo in grado di insinuarsi nell’hard disk e rubare le password del proprietario del computer. A lanciare l’allarme è l’azienda di antivirus Sophos, che mette in guardia gli utenti da questo tipo di installazioni.

L’edera

Mercoledì, 18 Maggio, 2011

edera.png

La pianta

Nome botanico: Hedera helix

Famiglia: Araliaceae

Breve descrizione: Genere ubiquitario di coltivazione molto semplice, l’edera può essere coltivata in interno o in esterno. E’ un tipico rampicante sempreverde, che, a seconda della specie e della varietĂ , può accrescersi da 4-5 m fino a 30 m. Da Edera Helix sono derivate moltissime varietĂ  che cambiano molto nella forma (stellata, palmata, romboidale). Le foglie possono avere delle variegature ai margini e sulle nervature del fogliame di diverso colore: gialle, dorate, bianco-crema o grigie. I fiori sono ermafroditi, di piccole dimensioni e colore giallo-verdastro, riuniti in infiorescenze ombrelliformi; i frutti sono bacche nero-bluastre, tossiche per l’ uomo. Se manteniamo queste piante in vasi piccoli resteranno di dimensioni contenute, al contrario, se vengono interrate in giardino possono accrescere moltissimo. Le varietĂ  piĂą note sono: Brigitte che ha le foglie scure con nervature chiare, ed Eva con fogliame piccolo macchiato di verde scuro ed imargini color crema.

Burata: Perenne periodo di fioritura: Fiorisce in estate; i fiori sono portati sui rami fioriferi che si distinguono da quelli sterili perchè hanno foglie ovate e non digitate. Queste infiorescenze possiedono scarso valore ornamentale.

Clima: Temperato

Uso: E’ coltivato come rampicante su muri, pergole e come coprisuolo. Questa specie di edera comune può essere coltivata molto bene anche in interni.

Accorgimenti e cure

Esposizione e luminositĂ : Mezz’ombra, ombra, o pieno sole. Ben si adatta ai diversi ambienti del nostro Paese, anche quello marino. Pianta molto rustica, tollera bene la presenza di agenti inquinanti temperatura: Per le varietĂ  da appartamento, si consiglia di non scendere sotto i 13-14°C, mentre per le specie e per le varietĂ  da esterno non si segnalano limiti termici.

Substrato: Terriccio composto da terra fertile, torba e sabbia. In generale predilige terreni ricchi di sostanza organica.

Irrigazione: Mantenere il terreno umido, almeno in estate.

Concimazione: Concimare in primavera ogni 20/30 giorni, usando un fertilizzante complesso.

Propagazione: Si propaga molto facilmente per talea erbacea nodale, tra giugno e ottobre, con il metodo della propaggine possiamo interrare i tralci dopo avergli effettuato un’incisione sulla parte inferiore.

Rinvaso: Da effettuare in primavera. Generalmente non richiede frequenti reinvasature. Il diametro massimo consigliato non deve superare i 30 cm., raggiunta questa dimensione possiamo procedere integrando con terriccio
superficiale.

Potatura: Solo potatura di contenimento in forme e volumi idonei. Preferibilmente praticarla a primavera. In condizioni ottimali la potatura può essere ripetuta anche 2-3 volte in un anno.

AvversitĂ : Non si segnalano malattie o parassiti particolari. Le limacce possono nutrirsi delle foglie danneggiandole. Per debellarle conviene utilizzare le esche.

Piccoli consigli: L’edera è impiegata largamente nei giardini perchè si accresce rapidamente e si adatta bene come tappezzante o rampicante in ogni situazione. Si utilizza anche per la topia E sufficente eliminare le foglie danneggiate. Pulire con un panno umido.